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Il faro abbandonato di Rubjerg Knude in Danimarca

E’ giunto il momento di parlarvi di un posto in cui abbiamo lasciato il cuore, un posto dove siamo rimasti a bocca aperta di fronte a tanta bellezza, alla potenza della natura ed all’impotenza dell’uomo. Sto parlando del faro abbandonato di Rubjerg Knude.

Il nostro viaggio in Danimarca (qui potete trovare tutti gli articoli che abbiamo scritto in merito) è giunto nello Jutland del nord. Se avete letto l’articolo precedente di questa serie (potete trovarlo qui) sapete che stiamo soggiornando in una stupenda fattoria e che siamo completamente immersi in un’oasi di pace. Sono le condizioni migliori per dedicarsi ad esplorare ciò che di meglio la natura ha da offrire ed in programma abbiamo la visita al faro abbandonato di Rubjerg Knude ed alle dune di sabbia di Råbjerg Mile.

Per prima cosa decidiamo di visitare il faro che dista appena una decina di minuti in auto dalla nostra fattoria.

Il faro abbandonato di Rubjerg Knude

Devo ammettere che, quando abbiamo deciso di visitare la Danimarca, ero disposto a rinunciare a qualsiasi tappa del viaggio ma non a questa. Mi sono letteralmente innamorato di questo posto quando facevo, credo, le scuole medie. Avevo visto alcune fotografie su una rivista e ne ero stato immediatamente rapito iniziando subito a fantasticare di poter, un giorno, visitare il faro che svetta dalle dune di sabbia a picco sul mare.

Peccato che, nella superficialità tipica della gioventù, avevo guardato le fotografie ma non letto l’articolo per cui, nella mia beata ignoranza, credevo che si trovasse in Africa. In fin dei conti è in un deserto, no?

Ecco. Immaginate la sorpresa quando ho scoperto che i deserti di sabbia con le dune esistono anche in Europa (seppur di dimensioni enormemente inferiori) e che il mio posto “del cuore” si trovava proprio nel vecchio continente.

Il faro abbandonato di Rubjerg Knude si trova infatti in Danimarca e si affaccia sul Mare del Nord, vicino all’abitato di Lønstrup. Fu acceso per la prima volta alla fine del 1900. Al momento della sua costruzione le dune di sabbia erano solo nel territorio circostante ed il faro sorgeva sulla roccia a circa 200 metri dal limitare dei una scogliera a picco sul mare. Già 10 anni dopo la sua costruzione il vento iniziò a spostare una grossa duna in direzione del faro e tutti gli sforzi fatti per contrastarne l’avanzata furono vani. Negli anni 50 la duna era già così alta da coprire il suono del corno da nebbia del faro e, nel 1968 il faro fu abbandonato.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude DanimarcaDal 1970 ne fu ripristinato l’uso a scopo museale ma oltre ai venti estremi che battono questa costa, ci si mise pure il mare ad erodere pesantemente la scogliera al punto da portarlo ad essere praticamente a picco sul mare (gli edifici circostanti sono stati abbattuti in quanto divenuti pericolanti). E’ stato, quindi, nuovamente abbandonato nel 2002 e così l’abbiamo trovato al tempo della nostra visita.

Un’esperienza che sicuramente ricorderemo

Seguendo le istruzioni della signora Karen, la proprietaria della fattoria in cui alloggiamo, ci rechiamo a Lønstrup ma non lasciamo la macchina nel parcheggio tipicamente usato dai turisti che vengono a visitare il faro (indicato da cartelli stradali). La lasciamo, invece, nel parcheggio a picco sul mare accanto a ciò che resta della Mårup Kirke, un’antica chiesa del 1250 smantellata nel 2008 prima che crollasse in mare per via dell’erosione del terreno (si trova alla fine di Mårup Kirkevej). Della chiesa rimangono solo pochi resti e l’ancora di una fregata inglese che affondò qui nel 1808.

Da questo parcheggio parte un sentiero che, stando sempre sul crinale del precipizio (mi raccomando, non uscite dal sentiero!) consente un avvicinamento graduale al faro godendo anche degli splendidi panorami circostanti.

Arrivati al faro ciò che appare ai nostri occhi è oltre ogni immaginazione. Il faro abbandonato svetta spavaldo dalla sabbia impavido a sfidare i venti ed il terreno che, lentamente, frana e crolla in mare. Ormai il faro di Rubjerg Knude è ad appena 10 metri dall’orlo del baratro e noi siamo così fortunati da poterlo vedere prima che accada l’irreparabile! Ci sono altri visitatori e sono tutti rapiti dallo spettacolo della potenza della natura. Non c’è confusione. Soffia un po’ di vento che fa turbinare la sabbia e rende ancora più etereo il panorama che stiamo vedendo. Intorno a noi sabbia desertica finissima a perdita d’occhio e poi il mare, ininterrotto fino all’orizzonte.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude DanimarcaIn mezzo a tutto ciò ci siamo noi, umili esseri umani assolutamente impotenti ed incapaci di arginare la potenza della natura che, presto, si rimpossesserà di questo luogo. Rimaniamo senza fiato. Passiamo un po’ di tempo, dopo le foto di rito, a salire su e giù dalle dune per trovare gli scorci migliori. Sentiamo la sabbia sotto ai piedi (inutile tenere le scarpe qui) sapendo che è ben diversa da quella di qualunque spiaggia di un resort turistico. Qui ci si viene apposta, seguendo il richiamo del Mare del Nord. Soltanto per vedere una piccola torre che tra poco crollerà. Già… Soltanto…

Quel “soltanto” ha il senso di un intero viaggio. Ha il senso dell’istinto che sempre orienta la nostra bussola verso Nord. Ha il senso di una riconnessione con la natura e l’ambiente che ci circonda che, purtroppo, nel grigiore del cemento della nostra quotidianità, rischiamo di perdere e ritroviamo solo in posti come questo o in cima ad una montagna. Rimaniamo parecchio seduti in cima alla duna più alta in silenzio, in totale contemplazione. Anche il piccolo bisonte è contagiato da queste sensazioni: non salta, non urla, non gioca come al solito ma fa disegni con piccoli bastoncini sulla sabbia, piramidi di pietroline e sempre si interrompe per chiederci qualcosa sulla storia di questo posto che anche a lui sembra incredibile.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude DanimarcaAlla fine ci sentiamo pronti per salire in cima al faro ed ammirare da lassù questa meraviglia del Creato.

C’è una scala a chiocciola che sale. L’ingresso è libero. Non è che io sia proprio tranquillissimo sapendo quanto precaria è la condizione di questo edificio ma non posso esimermi. In cima siamo sferzati dal vento ma non riusciamo a togliere gli occhi dall’orizzonte. E’ come se una forza magnetica li attirasse in quella direzione. Ricordo di non aver volto lo sguardo in basso, verso il precipizio nemmeno una volta. Eppure io soffro pesantemente di vertigini. Non ho nemmeno fantasticato sulle navi naufragate davanti a queste coste. Nulla. Solo silenzio e mente vuota, respirando l’aria salmastra a pieni polmoni. Ai nostri lati le enormi dune di sabbia sulle quali abbiamo camminato da poco. E corso perché sì, prima di salire quassù ci siamo concessi una corsa a perdifiato giù per una duna. Un atto quasi sacrilego in questo posto, che quasi mi vergogno ad ammettere.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude Danimarca
In cima al faro, che emozione!

Poi decidiamo di guardare cosa c’è alle nostre spalle. E di guardare giù per la prima volta. Ciò che vediamo ci allarga il cuore: messaggi d’amore! Scritti sulla sabbia componendo le lettere con i mattoni di ciò che resta delle costruzioni originariamente presenti intorno al faro. Qualcuno scrive semplicemente il suo nome. Sono come le frasi d’amore scritte sui muri ma non deturpano. E ci piacciono. Lo prendo come un segno dell’unica cosa che conta quando sei qui e capisci quanto sei piccolo ed indifeso. Ci abbracciamo e ci baciamo anche noi, in cima al faro che sognavo fin da ragazzino.

Scendiamo. Ci siamo attardati e non c’è quasi più nessuno. Non vogliamo andare via: il faro è esposto ad ovest quindi ci aspetta un tramonto epocale!

Invece no. La potenza della natura ci sbatte dritto in faccia il motivo per cui questo faro è stato abbandonato. Ci accorgiamo che il tempo sta cambiando. Siamo abituati a riconoscerne i segni dalle nostre esperienze in montagna. Capiamo che è meglio andare via. Quello che non sappiamo è a che velocità le tempeste arrivano qui dal mare: nemmeno un paio di minuti dai primi segnali e si scatena il finimondo! Un vento impetuoso solleva talmente tanta sabbia da impedire completamente la vista. Se non avessimo preso qualche punto di riferimento prima, orientarsi sarebbe impossibile. La sabbia entra ovunque. Nei vestiti che quasi ci vengono strappati via, negli zaini, in bocca, nelle orecchie, negli occhi.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude DanimarcaAbbiamo appena il tempo di mettere in salvo le macchine fotografiche, mettere in sicurezza Daniele ed indossare le giacche impermeabili che arriva il fortunale. Una quantità di pioggia mai vista si mischia al vento che, adesso, urla ancora di più. Le nostre cerate, seppur di buona qualità, non possono niente e, in men che non si dica, siamo fradici fino alle ossa. Capiamo che è impossibile tornare alla macchina: troppo pericoloso quel sentiero a picco sul mare in queste condizioni. Rischieremmo di perderci o di finire giù dal precipizio.

Orientandoci come riusciamo decidiamo di provare a raggiungere la strada dove si trovano i parcheggi: è l’unico posto dove possiamo sperare di trovare aiuto ed, allo stesso tempo, essere al sicuro, lontani dal mare e fuori dalle dune di sabbia. Arrivarci non è facile. Il percorso non è lungo ma ci sembra eterno. Stringiamo Daniele per mano in mezzo a noi, è terrorizzato. Non fa che piangere, urlare e dire che non riesce più a vedere niente. Siamo molto preoccupati ma cerchiamo di non darlo a vedere. Vorremmo prenderlo in braccio per farlo sentire più al sicuro ma sappiamo che non è una buona idea: rallenterebbe l’andatura e, su questo terreno instabile e cedevole, rischieremmo solo di cadere.

Procediamo quasi completamente accecati sperando che il nostro senso dell’orientamento non ci tradisca, cantando canzoni dei cartoni animati (e, di conseguenza, mangiando e respirando qualche chilo di sabbia). Alla fine ce la facciamo e raggiungiamo il parcheggio.

C’è una macchina sola ma si sta mettendo in movimento. Lascio Daniele ad Adriana e mi butto di corsa verso il mezzo urlando, sbracciandomi e passando davanti al cofano in modo da impedirne la partenza. Busso al finestrino e chiedo loro aiuto. Immediatamente ci aprono le porte e ci fanno salire. Siamo ridotti in uno stato pietoso, chissà come abbiamo ridotto loro la macchina. I due occupanti si erano persi e stavano cercando di capire dove andare. Chiediamo loro di portarci alla macchina e li guidiamo fino al paese e poi al parcheggio. Il tempo di arrivare lì e la tempesta se n’è già andata.

Ringraziamo i nostri salvatori, proponiamo loro di darci una sistemata e poi andare in un locale a prendere qualcosa di caldo per calmarci tutti e per sdebitarci ma loro rifiutano e ci salutano. Noi apriamo la macchina e la troviamo completamente allagata e piena di sabbia: date le alte temperature di questo periodo e la giornata bellissima avevamo lasciato i finestrini aperti di appena 1 cm, ampiamente sufficiente per ridurre l’abitacolo ad un disastro.

Faro Abbandonato Rubjerg Knude Danimarca
Un bel panorama dall’interno del faro prima che si scatenasse il finimondo

Torniamo alla fattoria provati. Dopo una bella doccia calda ed una rapida cena ci buttiamo a letto. Nessuno parla più dell’accaduto ma ce la siamo vista davvero brutta.

Il giorno dopo chiediamo in prestito alla signora Karen il suo mega aspirapolvere e procediamo ad un’accurata derattizzazione della macchina. Poi dovremmo partire per visitare le dune di sabbia di Råbjerg Mile ma siamo dubbiosi. Lei ce lo sconsiglia. Dice che abbiamo già preso abbastanza sabbia e che, tutto sommato, non sono molto diverse da quelle intorno al faro. Non sapremo mai se aveva ragione. Accogliamo il suo suggerimento e passiamo la giornata in fattoria. Abbiamo bisogno di un po’ di relax dopo un’esperienza così. Travolgentemente bella da un lato e traumatica dall’altro. Sicuramente ci ricorderemo del faro insabbiato di Rubjerg Knude e di questo angolo di mondo per parecchio tempo!

Un faro con le ruote?

Dicevo che, al momento della nostra visita nel 2018, il faro si trovava a meno di 10 metri dal precipizio e, siccome l’erosione avanzava alla velocità di un metro e mezzo all’anno, entro il 2023 il faro sarebbe crollato rovinosamente in mare con un volo di ben 60 metri. Una cosa inaccettabile per il punto più iconico della Danimarca, un’attrazione da 250 000 visitatori all’anno.

Per scongiurare il rischio di perdere un gioiello del genere, nel 2019 il faro è stato spostato di circa 70 metri verso l’interno.

Ma com’è possibile spostare un faro? Con un’operazione ingegneristica che, per me, ha quasi del magico: grazie ad uno scavo sono state applicate delle ruote sotto alle fondazioni e poi l’intera struttura è stata fatta scorrere su delle apposite rotaie. Un’evento talmente incredibile da essere stato seguito dai media di tutto il mondo! In questo articolo della BBC potete vedere un video dell’accaduto.

Se volete andarlo a visitare, ora avete tempo fino al 2060! Però non è più a picco sul mare…

WHERE DO WE GO NEXT?

Nella tappa successiva di questo viaggio emozionante ci dirigeremo ancora più a nord, verso il dito d’Europa. Il punto ove il Mare del Nord ed il Mar Baltico si uniscono, oltre il quale inizia l’estremo nord. Ma ne parleremo in un prossimo articolo.

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