Concerto d’estate della banda di Pomaretto

A Daniele la musica piace da impazzire, non vi è alcun dubbio. D’altronde, con due genitori con la musica nel DNA ed una mamma diplomata in conservatorio non poteva essere altrimenti. Quindi a casa è tutto uno scatenarsi di balli e canti. In macchina la penna USB è sempre pronta e rifornita per soddisfare le sue continue richieste e noi cerchiamo, senza forzature, di educarlo un po’ con ascolti mirati ed appositamente studiati in modo che possa familiarizzare con ogni genere, scegliendo per ciascuno brani che sappiamo potrebbero piacergli ed, ormai, non ci sbagliamo più. Così sta crescendo ascoltando di tutto: dalla sinfonica ai Queen, dalle arie d’opera a Louis Armstrong, da Dalla o Gino Paoli alle sigle dei cartoni animati. Anche tra le sigle dei cartoni animati stesse è possibile scegliere cose super pop o con influenze barocche, cose rock o più orchestrali. Ogni cosa è frutto di un’attenta scelta e lui ora ci fa le richieste come se fossimo il suo juke-box personale. Noi, spesso, ad una sua richiesta rispondiamo con il brano che vuole sentire ma anche con qualcosa di nuovo il cui genere lo ricorda un po’ e così il suo orecchio piano piano si sviluppa così come il suo gusto e, quando una cosa non gli piace, evitiamo di insistere perché non sarebbe più un divertimento.

D’altronde lui che, dopo la consueta scorpacciata di sigle dei cartoni, ascolta la nona di Beethoven è uno spettacolo che andrebbe filmato! E poi, con un’espressione ed un tono da invasato, dice: “Questa è in assoluto la più bellissima di tutte!”.

Finito il periodo invernale ricominciano a fiorire le iniziative musicali sul territorio e lui non vede l’ora di buttarvisi di nuovo dentro. E’ parecchio che gli promettiamo di portarlo alla prima occasione buona ma, combinazione, è sempre andata buca. Una volta ha deciso di fare i capricci mangiando, poi per lavarsi i denti, poi per cambiare il pannolino, poi per vestirsi, così siamo arrivati alle 2130 ad un concerto che iniziava alle 21 solo per scoprire che si trattava del concerto più breve della storia: era già finito tutto! Un’altra volta il concerto doveva essere di pomeriggio, all’aperto ed a pochi chilometri da casa; diluviava e così abbiamo deciso di lasciare perdere per poi scoprire che, invece, là c’era il sole… E così via.

Ma finalmente ieri sera ce l’abbiamo fatta! E’ venuto il momento di far proseguire al nostro bisontino il suo viaggio personale nella musica.

La banda di Pomaretto (TO) è un piccolo complesso di un microscopico paesino arroccato sulle Alpi torinesi a cui normalmente non si darebbe particolare credito… sbagliando. L’organico è particolarmente giovane, il repertorio è tutto meno che il solito e noioso (secondo il nostro parere) repertorio per banda e sono veramente bravi. Per non parlare del fatto che siamo particolarmente legati a loro perché Adriana è cresciuta a pochi lassi dalla sede del complesso e vi suonano amici d’infanzia o i loro figli. Non potevamo, quindi perderci l’occasione del concerto d’estate (fatto però in primavera!) per celebrare i 120 anni dalla fondazione.

Per una volta arriviamo in tempo e riusciamo anche a prendere un posto in pole position. Daniele non sta più nella pelle e non vede l’ora che il concerto inizi. Il programma di sala, d’altra parte, ci preannuncia una bella serata che Daniele sicuramente apprezzerà: Jacob de Haan, Tchaikovsky, uno dei tanti Strauss, e poi musiche da film e così via.

Finalmente la musica ha inizio e passiamo la prima parte del concerto divisi: è più bello guardare i musicisti all’opera o la faccia di Daniele che, con gli occhi spalancati e la bocca aperta, non muove più neanche un muscolo? Sciogliamo ogni dubbio dopo la pausa: definitivamente Daniele! Ormai l’estasi è passata ed è stata sostituita dall’esaltazione pura! Salta, balla, dondola, ondeggia, batte le mani, batte le macchinine tra loro, sventola il programma di sala a mo di bandiera con la foga di un ossesso! Anche il resto del numeroso pubblico ha deciso: quel bimbo pazzoide di due anni e mezzo è la star della serata!

Il flusso di domande o di osservazioni, poi, è incessante: “ci sono anche le trombe! Come quella di Diego!” (Il suo insegnante di musicalità al nido), “Dove sono i tamburi? Li sento ma non li vedo!”, “Ma c’è anche il trombone grandissimissimissimo” (che poi sarebbe la tuba), “Che suonone che ha!” (per lui vuol dire grave). L’apoteosi si è raggiunta al momento della Feuerfest Polka di Josef Strauss: l’incudine suonata con due martelli l’ha mandato fuori di testa! C’è stato anche un siparietto legato a questo brano: prima dell’esecuzione, due percussionisti particolarmente mingherlini sono andati a prendere l’incudine per portarla in scena, il peso evidentemente era troppo ed hanno rischiato di cadere; il direttore, accortosi del pericolo, è scattato di corsa ad aiutarli e Daniele ha chiesto ad alta voce “Ma perché il maestro sta scappando?”. Solo che in quel momento era tutto silenzio e la domanda è riecheggiata in tutta la sala scatenando una risata generale e trasformando papy Luca in un peperone…

Lo strumento più intrigante, però, è stato il flauto traverso: “Ma come mai lo suona per traverso? Ma non può suonarlo per dritto come tutti gli altri? Dopo vado lì e chiedo al signore come mai!” (domanda ripetuta almeno duemila volte). Siccome Adriana conosce uno dei flautisti, a fine concerto siamo andati da lui, così Daniele ha potuto vedere il flauto da vicino ma una botta di timidezza gli ha impedito di fare la domanda che gli ronzava in testa da tutta la serata.

Il pensiero corre subito a quando l’abbiamo portato per la prima volta a sentire un concerto bandistico (all’aperto in modo da potersi allontanare e non disturbare nessuno in caso di pianti): si trattava della Fanfara Nazionale della Croce Rossa ed avevamo scelto quel concerto perche’ la Fanfara CRI è una delle poche formazioni che fa ancora il carosello. Pensavamo che vedere tutti quegli uomini e quelle donne in divisa che si muovono disegnando figure a tempo di musica lo avrebbe interessato ma, evidentemente, era ancora troppo piccolo per apprezzare. Però aveva apprezzato parecchio il concerto vero e proprio, soprattutto perchè c’era un timpanista e, spostandosi dietro alla formazione, era possibile avvicinarsi e vederlo mentre suonava.

Tornando a noi, al rientro in macchina era talmente contento che aveva un sorriso radioso (più simile ad una paresi) stampato sul volto ed ha, ovviamente, chiesto di sentire la musica della penna…

… “Però adesso ascoltiamo Hakuna Matata!”.

Vuoi dirgli di no?

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